
Le ovaie sono organi genitali femminili che svolgono una duplice funzione:
- la funzione riproduttiva: hanno il ruolo di contenere e portare periodicamente a completa maturazione le cellule uovo (ovociti) all’interno di strutture dette follicoli, fino al momento dell’ovulazione, quando l’oocita fuoriesce dal follicolo e migra attraverso le tube verso l’utero
- la funzione ormonale: hanno il ruolo di produrre e rilasciare nel sangue gli ormoni sessuali femminili (ovvero gli estrogeni e il progesterone) ed una minima quota di testosterone
Nella donna adulta le ovaie hanno la forma e le dimensioni simili a due mandorle e si collocano nella pelvi femminile ai due lati dell’utero con il quale sono in comunicazione attraverso le tube (dette anche tube di Falloppio o salpingi), due organi allungati caratterizzati da un canale interno, che svolgono la funzione di condotto lungo il quale può avvenire l’eventuale incontro della cellula uovo matura con lo spermatozoo, la sua fecondazione e la sua successiva migrazione nella cavità uterina.
La chirurgia rappresenta un’importante opzione terapeutica nella cura di diverse patologie che possono affliggere le ovaie e le tube e viene generalmente presa in considerazione quando, in corso di visita ginecologica o di controllo ecografico pelvico, vengono riscontrate a loro carico formazioni anomale di natura solida e/o cistica (ovvero con contenuto liquido), sintomatiche o meno, caratterizzate da dimensioni abnormi o aspetto sospetto: in tali casi, un’attenta valutazione preliminare, volta principalmente a determinarne la natura benigna o maligna, mediante approfondimenti ecografici pelvici di II livello, specifici esami del sangue ed eventuali accertamenti radiologici (Risonanza magnetica, TAC..), permette di raggiungere una diagnosi corretta e, qualora le terapie mediche non rappresentino un’opzione terapeutica adeguata, consente di programmare l’intervento chirurgico più appropriato. Tale valutazione preliminare ricopre un ruolo fondamentale soprattutto nelle donne in età riproduttiva desiderose di figli quando l’ovaio, se ritenuto possibile, non dovrebbe essere asportato completamente: infatti, in caso di formazioni con caratteristiche cliniche e radiologiche di probabile benignità (riconducibili ad esempio a cisti endometriosiche o dermoidi, patologie infammatorie tubariche croniche con sactosalpinge o neoplasie ovariche benigne quali cistoadenomi o fibromi ovarici) e dimensioni idonee, il trattamento conservativo con asportazione (cosiddetta “enucleazione”) della massa e conservazione della porzione residua sana dell’ovaio rappresenta l’opzione chirurgica di prima scelta quando ritenuto possibile; al contrario, quando l’intero ovaio risulta profondamente alterato nella sua struttura a causa di un grave processo infiammatorio (ascesso ovarico o tubo-ovarico) o viene completamente sostituito da una formazione voluminosa oppure in presenza di masse tubo-ovariche con caratteristiche cliniche e radiologiche sospette riconducibili a verosimili neoplasie maligne, risulta necessario, anche in pazienti giovani, procedere ad un intervento demolitivo con asportazione totale del complesso tubo-ovarico (cosiddetta “annessiectomia”).
L’approccio mini-invasivo laparoscopico (effettuato attraverso piccole incisioni cutanee al fine di ridurre l’impatto chirurgico ed ottenere cosi un recupero postoperatorio più rapido) rappresenta la metodica di prima scelta nella chirurgia tubo-ovarica sia conservativa sia demolitiva riservando prudenzialmente l’approccio tradizionale laparotomico (con apertura chirurgica dell’addome) a casi selezionati ovvero formazioni delle tube e delle ovaie di voluminose dimensioni con caratteristiche cliniche e radiologiche sospette per neoplasia maligna o quando si rende necessario un attento controllo diretto delle altre strutture pelviche e generalmente in tutti quei casi in cui non è tecnicamente consigliabile o prudente utilizzare l’approccio laparoscopico mini-invasivo.
Infine la chirurgia può ricoprire un ruolo nella prevenzione dell’insorgenza di neoplasie maligne delle ovaie e delle tube: nelle pazienti portatrici di mutazioni genetiche predisponenti lo sviluppo di tali patologie (come, ad esempio le mutazioni a carico dei geni BRCA 1-2) o nelle donne con forte familiarità e particolarmente motivate, dopo accurato counselling inerente il periodo della vita più indicato per intervenire ed i relativi benefici e sequele, risulta indicata un’asportazione profilattica del complesso tubo-ovarico (cosiddetta “annessiectomia bilaterale profilattica”) generalmente effettuata per via mini-invasiva laparoscopica.
In Alfacare il trattamento chirurgico delle patologie tubo-ovariche prevede principalmente i seguenti interventi:
INTERVENTI DI CHIRURGIA TUBO-OVARICA
- ENUCLEAZIONE DI FORMAZIONI OVARICHE O PARAOVARICHE: consiste nell’ asportazione esclusiva di formazioni a basso sospetto (cisti endometriosiche, cisti dermoidi, cistomi o cistoadenomi etc…) situate nel contesto dell’ovaio o nei suoi pressi conservando una quota di tessuto residuo ovarico sano: è indicata nelle pazienti giovani, in cui tali formazioni, singole o multiple, abbiano caratteri di patologia benigna, dimensioni idonee e il cui parenchima ovarico residuo appaia effettivamente conservabile.
- SALPINGECTOMIA: consiste nell’asportazione, a seconda del suo scopo, di una o entrambe le tube (salpingectomia mono o bilaterale) senza la rimozione contestuale delle ovaie, e trova le sue maggiori indicazioni nel trattamento di forme infiammatorie cronicizzate che possono provocare la dilatazione, a volte anche voluminosa e sintomatica, delle salpingi (sactosalpinge), oltre che nel trattamento di endometriosi particolarmente gravi a carico delle tube o di gravidanze che si sviluppano al loro interno (gravidanze ectopiche tubariche). L’asportazione di entrambe le tube, la loro legatura o la loro resezione impediscono l’incontro della cellula uovo con lo spermatozoo, rendendo cosi tali tipi di procedure dei metodi contraccettivi permanenti: tuttavia, preservando le ovaie, l’ovulazione ed il flusso mestruale si svolgono regolarmente ed il quadro ormonale non viene modificato.
- OVARIECTOMIA e ANNESSIECTOMIA: l’ovariectomia (detta anche “ooforectomia”) consiste nell’asportazione, a seconda del suo scopo, di una o entrambe le ovaie (ovariectomia mono o bilaterale) senza la rimozione contestuale delle tube. L’ovariectomia monolaterale trova principalmente indicazione in tutti quei casi in cui non sia possibile procedere ad un’enucleazione conservativa di formazioni a basso sospetto (cisti endometriosiche, cisti dermoidi, cistomi o cistoadenomi etc…) in quanto troppo voluminose e/o che inglobano l’intero ovaio senza lasciarne una porzione residua sana da poter preservare: se la donna è in età riproduttiva e desidera figli si può infatti lasciare la tuba corrispondente all’ovaio asportato, a patto che abbia un aspetto regolare ed una funzione conservata. L’annessiectomia consiste invece nell’asportazione, a seconda del suo scopo, di una o entrambe le ovaie associata alla rimozione contestuale delle tube ed è principalmente indicata in caso di riscontro di voluminose formazioni a basso rischio non candidabili a chirurgia conservativa in donne fertili che abbiano terminato il loro progetto procreativo (annessiectomia monolaterale), di formazioni a basso rischio in menopausa (annessiectomia bilaterale) e comunque in tutti i casi di masse tubo-ovariche con caratteristiche cliniche e radiologiche sospette per neoplasia maligna. L’annessiectomia bilaterale può essere poi effettuata a scopo profilattico nelle pazienti portatrici di mutazioni genetiche predisponenti lo sviluppo di neoplasie maligne delle tube e delle ovaie.
Le informazioni contenute nei riquadri sono riportate a scopo indicativo.
MEDICI REFERENTI