L’evoluzione della scienza chirurgica ha sempre aspirato ad un unico ideale: rendere le procedure chirurgiche progressivamente meno traumatiche riducendone gli effetti collaterali, le complicanze, la mortalità e migliorandone il risultato estetico, con l’obiettivo di sviluppare un giorno, la tecnica perfetta che, a parità di efficacia, potesse risultare praticamente indolore e sostanzialmente invisibile.

Negli ultimi decenni la rapida evoluzione della tecnologia endoscopica (che si basa sull’utilizzo di microtelecamere ad alta definizione montate sull’estremità di piccoli tubi rigidi o flessibili chiamati “endoscopi” introdotti all’interno del corpo attraverso vie d’accesso naturali o mediante piccole incisioni cutanee per esplorare – endoscopia diagnostica – e, talvolta, intervenire – endoscopia operativa- sugli organi interni), ha permesso di raggiungere tale scopo consentendo lo sviluppo e l’introduzione nella pratica clinica della chirurgia mini-invasiva. Questo approccio chirurgico si propone infatti di raggiungere gli stessi obiettivi delle tecniche chirurgiche classiche eliminando la necessità, quando possibile, di praticare estese incisioni cutanee cosi da ridurne significativamente i relativi inconvenienti come, ad esempio, il dolore postoperatorio, le infezioni del sito chirurgico, le ernie, le aderenze e gli inestetismi delle cicatrici.

In Ginecologia, la Chirurgia Mini-invasiva trova le sue maggiori applicazioni nel trattamento delle patologie dell’utero, delle salpingi e delle ovaie ed è principalmente rappresentata dall’isteroscopia e dalla laparoscopia.

L’isteroscopia è una procedura mini-invasiva che permette la visualizzazione diretta della cavità uterina mediante una microtelecamera montata sull’estremità di un sottile tubo rigido, detto isteroscopio: l’isteroscopio viene infatti introdotto all’interno dell’utero passando attraverso la vagina e la cervice uterina senza dover praticare alcuna incisione cutanea. Sulla base di un sospetto ecografico, l’isteroscopia può dunque essere utilizzata per esplorare la cavità uterina (isteroscopia diagnostica), confermare la presenza di eventuali anomalie al suo interno che possono causare sanguinamenti genitali irregolari, e consentirne un prelievo bioptico per ottenere una precisa diagnosi istologica (isteroscopia office): l’isteroscopia operativa permette inoltre il trattamento mini-invasivo di tali disturbi come, ad esempio, la correzione di malformazioni della cavità, la lisi di aderenze endouterine, l’asportazione di polipi del canale cervicale o di polipi endometriali, di fibromi sottomucosi o endocavitari, la resezione o l’ablazione completa dell’endometrio (ovvero della mucosa che riveste la cavità uterina) in caso di sanguinamenti ribelli al trattamento medico ormonale ed anti-emorragico in assenza di una sospetta patologia associata, o al contrario, l’ampio campionamento di aree di ispessimento mucoso sospetto ed infine l’estrazione di corpi estranei quali, ad esempio, spirali contraccettive incarcerate all’interno dell’utero. Ad oggi, l’isteroscopia ha sostituito, in molte condizioni, l’intervento più comune nella pratica chirurgica ginecologica ovvero il raschiamento uterino, risultando una tecnica più mirata, precisa ed affidabile.

La laparoscopia è un approccio chirurgico mini-invasivo che consente la visualizzazione diretta della cavità addominale e degli organi in essa contenuti e, qualora indicato, permette di portare a termine un intervento chirurgico senza la necessità di effettuare un’estesa incisione cutanea con un’ampia apertura chirurgica della parete addominale (cosiddetta “laparotomia”): all’inizio dell’intervento la cavità addominale viene infatti espansa grazie all’introduzione, al suo interno, di una modica quantità di gas (comunemente l’anidride carbonica – CO2) attraverso un piccolo foro praticato sulla cute, al fine di creare il sufficiente spazio per poter operare; in seguito, mediante incisioni cutanee inferiori al centimetro, vengono introdotti una micro-telecamera collegata ad un monitor e sottili strumenti chirurgici (pinze, forbici, elettrocoagulatore, porta-aghi, ecc.) montati all’estremità di piccoli tubi rigidi manipolati dal chirurgo; il chirurgo porta quindi a termine la procedura chirurgica indicata, guardando il monitor e manovrando gli strumenti chirurgici dall’esterno dell’addome della paziente. L’assenza della ferita laparotomica e la ridotta manipolazione dei tessuti durante l’intervento si traducono in una drastica riduzione delle complicanze del sito chirurgico (ernie, infezioni), nella netta riduzione del dolore postoperatorio e in una ripresa più rapida della funzionalità intestinale mettendo in risalto come il decorso post-operatorio sia soprattutto influenzato dal trauma causato da un’estesa incisione della parete addominale. Per questi motivi l’approccio laparoscopico, che attualmente rappresenta una valida e sicura alternativa alla laparotomia nel trattamento chirurgico di molteplici patologie, garantisce, al tempo stesso, migliori risultati rispetto all’approccio laparotomico in termini di complicanze, perdite ematiche, dolore post operatorio e risultato estetico con tempi di ricovero ospedaliero più corti, un recupero funzionale più veloce e un rapido ritorno alle normali attività sociali e lavorative con un consecutivo miglioramento della qualità di vita delle pazienti.

MEDICI REFERENTI

Dott. Francesco Marocco

Ginecologo

AREA DI COMPETENZA

Ginecologia e Senologia
Armonia e benessere della donna

Dott.ssa Franziska Kubatzki

Ginecologo

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Ginecologia e Senologia
Armonia e benessere della donna